Publié le: 4 septembre 2026

A tutto gas verso il futuro!

ENERPROJECT – Da oltre trent’anni l’azienda di Mezzovico – fondata da Remo Ferretti – sviluppa compressori di gas ad alta tecnologia, impiegati in tutto il mondo. Oggi si prepara ad una nuova sfida: il passaggio generazionale con i figli Martino e Pietro.

Attiva da 1995, Enerproject SA è specializzata nella progettazione e nella realizzazione di compressori di gas. Disponibili in diverse configurazioni e dimensioni, trovano applicazione in numerosi ambiti industriali.

Oggi, circa il 50% del fatturato dell’azienda proviene dai settori dell’energia e delle energie rinnovabili. Nell’energia «tradizionale», i compressori alimentano turbine a gas utilizzando combustibili quali gas naturale, biogas e idrogeno. Sul fronte delle energie rinnovabili, invece, l’azienda sviluppa soluzioni per la compressione del biogas e la produzione di biometano: tecnologie fondamentali per l’alimentazione di impianti e macchinari di piccola e media potenza.

L’altra metà della cifra d’affari viene generata, in percentuale diversa, dai seguenti cinque settori: la decarbonizzazione (dove spazia dalla compressione di nuovi carburanti “carbon free” agli impianti di recupero di CO2); la refrigerazione industriale (produce impianti ad alta potenza, destinati all’industria petrolchimica), il trasporto marino (al quale fornisce compressori di gas liquido e di ammoniaca, progettati nel rispetto dei più severi requisiti tecnici e di certificazione), i gas particolari (ambito in cui hanno assunto grande rilievo i compressori di elio impiegati nei datacenter e nei centri di ricerca come il CERN di Ginevra) e l’Oil&Gas, in cui è di particolare importanza il recupero di gas di fiaccola. Sottoposti a compressione e a uno specifico trattamento, vengono riutilizzati come combustibili, riducendo così sprechi e inquinamento.

Per saperne di più su questa dinamica realtà imprenditoriale, abbiamo incontrato il CEO Remo Ferretti.

JAM: Com’è nata l’idea di fondare un’azienda in un campo particolare come questo? Lei, da quale percorso professionale - e di studi - proveniva?

Remo Ferretti: Mi sono diplomato alla Scuola Arti e Mestieri di Bellinzona quale meccanico di macchine e, successivamente, all’alta Scuola di ingegneria di Bienne.

La passione per la meccanica e l’ambizione di costruire qualcosa in proprio, in realtà, ce le ho sempre avute. Ho creato la Enerproject dapprima quale società di ingegneria in campo energetico. In seguito - grazie all’opportunità offertami da Turbomach di sviluppare un compressore a gas per i suoi impianti - ha preso avvio l’attività di Enerproject quale costruttore di compressori.

I primi anni sono stati difficili. Praticamente dovevo occuparmi di tutto, anche degli aspetti burocratici e amministrativi che - in un settore regolamentato come il nostro - sono davvero complessi. I ricordi più belli, invece, sono legati alle prime commesse importanti e al superamento di certe sfide tecniche.

Nel 2013, Enerproject è entrata a far parte del Gruppo Samapi…

Il Gruppo Samapi è al 100% di mia proprietà. L’ho costituito principalmente con lo scopo di gestire la nostra associata tedesca VPT-Kompressoren GmbH: un’azienda concorrente, basata nei pressi di Düsseldorf, che ho acquisito, appunto, nel 2013.

Il Gruppo – il cui Head Quarter si trova qui a Mezzovico – è leader europeo nel settore della compressione del gas, nonché uno dei maggiori player a livello globale.

A distanza di una quindicina d’anni, posso dire che l’operazione di integrazione è stata positiva, sia sotto il profilo operativo che finanziario. Enerproject conta oggi 70 collaboratori e un fatturato annuo di 30 milioni di Euro mentre VPT-Kompressoren impiega 60 persone e vanta un fatturato annuo di 20 milioni di Euro.

Enerproject è da sempre un’azienda esportatrice…

Sì, in quanto player globale, esportiamo in tutti i continenti: l’Europa ci garantisce continuità, il sud-est asiatico è molto importante (nel 1996, abbiamo fornito il primo compressore in Thailandia) e il mercato del nord America ha un grande potenziale. L’anno scorso abbiamo fondato una società a Houston proprio con l’obiettivo di espanderci nel mercato USA e di arrivare al 30% della cifra d’affari. La politica di Trump genera insicurezza ma rimaniamo fiduciosi.

Il conflitto russo-ucraino ha avuto delle ripercussioni sul vostro business?

Nei primi anni 2000, abbiamo registrato una forte espansione in Russia che, purtroppo, è andata calando con l’invasione della Crimea. Con l’inizio della guerra in Ucraina, tutte le nostre attività in Russia sono cessate, compresa la gestione dopo-vendita dei macchinari già forniti. Ciò ha comportato un grave danno per la nostra azienda: la quota di fatturato generata dal mercato russo, infatti, era arrivata a superare il 50%.

In azienda, lei è sempre stato affiancato da sua moglie Adriana. È stato importante averla al suo fianco?

Importantissimo! Adriana è tuttora una figura di riferimento: si occupa delle risorse umane e funge da collante tra i vari reparti. Avendo sempre in mano il polso della situazione, è per me una valida consigliera: attenta e super-partes.

I suoi figli lavorano entrambi in azienda. È stato difficile “convincerli” ad impegnarsi nell’impresa di famiglia?

Sono molto felice che i miei due figli abbiano scelto di entrare in azienda, con interesse e senza pressione. Non si sono lasciati scoraggiare dalle difficoltà e oggi li vedo pronti e motivati ad assumerne la guida.

Entrambi ingegneri, lavorano nel settore tecnico. Nel frattempo, con il mio supporto, stanno facendo scuola di “management”. Le decisioni strategiche le discutiamo già tutti insieme e, per qualche anno, sarà ancora così. I fratelli, diversi ma complementari, vanno molto d’accordo: sono convinto che il futuro di Enerproject è in ottime mani.

Intervista di Simona Galli/AITI

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